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Cancro esofageo ed uso di bifosfonati per via orale: il dibattito è aperto.

Patrizia Iaccarino. SIMG Napoli

Sul New England Journal of Medicine (NEJM) sono state riportate le osservazioni di diversi ricercatori (1) alla lettera di Diane K. Wysowski, Food and Drug Administration, pubblicata sul NEJM (2), nella quale si sosteneva la possibile correlazione tra bifosfonati e cancro all’esofago e si riteneva necessario che altri studi investigassero questo tipo di associazione.

Di seguito è riportata la risposta della dott.ssa Wisowski:
Le segnalazioni di cancro esofageo in utilizzatori di bifosfonati per via orale sono state riportate volontariamente all’Adverse Event Reporting System dell’FDA, un sistema di segnalazione di sospette reazioni avverse che determina un allarme precoce. Uno dei maggiori limiti di questo sistema è rappresentato dall’underreporting; il grado di segnalazione è variabile, ma in genere varia solo dal 5 al 15% (6). Di conseguenza, da queste segnalazioni non è possibile calcolare tassi di incidenza affidabili di cancro esofageo tra utilizzatori di bifosfonati per via orale e confrontarli con i tassi di cancro in USA o con quelli ottenuti da altre fonti.
I bifosfonati per via orale potrebbero essere plausibilmente associati a cancro esofageo, in quanto causano esofagiti erosive (7), guarigioni ritardate e alterazioni persistenti della mucosa (8). Cellule giganti multinucleate sono state riscontrate in essudati infiammatori esofagei (7). Attualmente, non è noto se queste o altre cellule subiscano trasformazioni maligne, sebbene Singh e Odze abbiano suggerito che modifiche nelle cellule giganti multinucleate nell’esofagite probabilmente rappresentano una risposta rigenerativa ad un insulto (9).
Diversi ricercatori sostengono che la breve durata d’uso dei farmaci rende l’associazione improbabile. Tuttavia, non in tutti i pazienti l’uso era stato di breve durata e se i pazienti fossero stati a rischio elevato prima dell’assunzione dei bifosfonati, non sarebbe stata opportuna una lunga durata dell’esposizione. In alternativa, un uso a breve termine di un bifosfonato per via orale avrebbe potuto portare a scoprire un tumore preesistente.
Sebbene vi sia incertezza sul fatto che l’uso di bifosfonati per via orale possa aumentare il rischio di cancro esofageo, è sembrato prudente rendere note le segnalazioni, sconsigliare l’uso di questi farmaci in pazienti con esofago di Barrett e raccomandare studi definitivi. Tali studi dovrebbero includere un gruppo di controllo ed essere di una dimensione sufficiente, con una durata di esposizione e un follow-up sufficienti e con analisi delle variabili confondenti. Sebbene lo studio di Abrahamsen e coll. abbia incluso alcuni di questi criteri, sono presenti alcuni limiti come insufficienza di dati sulla esposizione a lungo termine e la mancanza di informazioni sull’abitudine al fumo, sul consumo di alcool e sull’indice di massa corporea. Lo studio di Solomon e coll. non può essere valutato appropriatamente perché non fornisce informazioni sufficienti sui farmaci utilizzati nei controlli, sulla durata dell’esposizione, sui metodi di standardizzazione e per altri problemi.
Sebbene la lettera di Wisowski consigli di non usare i bifosfonati per via orale in pazienti con esofago di Barrett, attualmente vi sono dati insufficienti per raccomandare lo screening per l’esofago di Barrett in pazienti asintomatici prima di iniziare la terapia con bifosfonati per via orale.
Infine, valutando i rischi e i benefici della terapia per l’osteoporosi, un articolo pubblicato di recente ha concluso che non è stata dimostrata l’efficacia dei bifosfonati per via orale nel ridurre le fratture non vertebrali e dell’anca in donne anziane (≥75 anni) ad alto rischio (10).

Bibliografia

  1. More on reports of esophageal cancer with oral bisphosphonate use. NEJM 2009; 360: 1789-1792.
  2. Wysowski DK. Reports of esophageal cancer with oral bisphosphonate use. NEJM 2009; 360: 89-90.
  3. Ries LAG, et al. SEER cancer statistics review, 1975-2005. Bethesda, MD: National Cancer Institute. (Accessed March 24, 2009, at http://seer.cancer.gov/csr/1975_2005/.)
  4. The global burden of disease: 2004 update. Geneva: World Health Organization, 2008. (Accessed April 2, 2009, at http://www.who.int/healthinfo/global_burden_disease/GBD_report_2004update_full.pdf.)
  5. de Groen PC, et al. Esophagitis associated with the use of alendronate. N Engl J Med 1996; 335: 1016-1021.
  6. McAdams M, et al. Estimating the extent of reporting to FDA: a case study of statin-associated rhabdomyolysis. Pharmacoepidemiol Drug Saf 2008; 17: 229-239.
  7. Abraham SC, et al. Alendronate-associated esophageal injury: pathologic and endoscopic features. Mod Pathol 1999; 12: 1152-1157.
  8. Ribeiro A, et al. Alendronate-associated esophagitis: endoscopic and pathologic features. Gastrointest Endosc 1998; 47: 525-528.
  9. Singh SP, Odze RD. Multinucleated epithelial giant cell changes in esophagitis: a clinicopathologic study of 14 cases. Am J Surg Pathol 1998; 22: 93-99.
  10. Inderjeeth CA, et al. Efficacy and safety of pharmacological agents in managing osteoporosis in the old old: review of the evidence. Bone 2009; 44: 744-51.

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