Alessandra Russo. Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università di Messina
In pazienti con diabete mellito di tipo 2 (DM2) è di importanza cruciale la prevenzione delle complicanze cardiovascolari, in quanto rappresentano la principale causa di decesso. Tuttavia, non è ben chiaro quale sia il ruolo svolto dalla metformina, anche se i risultati dello UK Prospective Diabetes Study (UKPDS) (1) suggerivano un possibile ruolo cardioprotettivo della metformina.
È ancora da stabilire, inoltre, il meccanismo con cui la metformina agisce a tale livello (diminuzione del peso corporeo e dell’iperinsulinemia, miglioramento della funzione endoteliale e della fibrinolisi, riduzione dell’infiammazione di grado lieve, dello stress ossidativo e della glicosilazione) e quali siano i benefici a lungo termine associati a questo farmaco.
Evidenze dello studio “HOME”
Lo studio “HOME” (Hyperinsulinemia: the Outcome of its Metabolic Effects), un RCT verso placebo (2), ha valutato i benefici della metformina sul metabolismo e sul sistema cardiovascolare durante un follow-up di 4,3 anni. Nello studio sono stati inclusi 390 pazienti con DM2 (età 30-80 anni), randomizzati a ricevere placebo (n=194) o metformina (n=196).
Gli end point metabolici includevano il peso corporeo, l’indice di massa corporea (body mass index, BMI), il rapporto vita/fianchi (waist-to-hip ratio, WHR), l’emoglobina glicosilata (HbA1c), la glicemia pre- e post-prandiale monitorata a livello domiciliare, l’insulina plasmatica a digiuno e la dose giornaliera di insulina. Inoltre sono stati raccolti i dati sulla pressione arteriosa (PA), sui lipidi plasmatici e sull’incidenza di eventi ipoglicemici (definiti come livelli di glicemia <68,5 mg/dL associati a sintomi oppure <54,1 mg/dL con o senza sintomi).
L’end point primario includeva una combinazione di patologie macro- e microvascolari, mentre gli end point secondari erano rappresentati dalla patologia macro- e microvascolare valutate separatamente.
Su 390 pazienti inclusi, 277 (72%) hanno completato il trial. I due gruppi randomizzati presentavano caratteristiche simili, anche se, rispetto al gruppo che ha ricevuto il placebo, l’età dei pazienti trattati con metformina era lievemente superiore (età media 63,6 vs 59,1 anni), con un’incidenza maggiore di storia cardiovascolare (1,17 vs 0,92) e una minore frequenza di abitudine al fumo. La dose media giornaliera di metformina era pari a 2163 mg nel trattamento a breve termine vs 2050 mg a lungo termine.
Dopo 4,3 anni di trattamento, tra il gruppo trattato con metformina e quello con placebo:
Tra i due gruppi non sono state osservate differenze statisticamente significative nella riduzione della pressione arteriosa, nel miglioramento del profilo lipidico plasmatico e nel numero di eventi ipoglicemici.
La metformina non è stata associata ad un miglioramento dell’end point primario. Anche dopo aggiustamento per alcune variabili, l’HR risultava pari a 0,92 (IC 95% 0,72-1,18; p=0,33) e, quando combinato con la mortalità da altre cause, a 0,94 (0,74-1,19; p=0,37).
In entrambi i gruppi, la perdita di controllo glicemico nel tempo risultava simile:
Commento
Nello studio “HOME” è stato evidenziato che:
Studi precedenti (3-5) hanno dimostrato che la metformina migliora la funzione endoteliale e la fibrinolisi, indipendentemente dal controllo glicemico, dalle richieste di insulina e dal peso corporeo.
È importante sottolineare, infine, che nello studio HOME la dimensione del campione era relativamente limitata. Inoltre, poichè i pazienti sono stati trattati in ambiente ospedaliero, hanno ricevuto un trattamento intensivo superiore a quello normalmente disponibile, pertanto i risultati potrebbero non essere generalizzabili a pazienti in altri ambiti.
Bibliografia
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