Maria Antonietta Catania, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università di Messina
Lo studio WHI, pubblicato nel 2002, ha dimostrato che le associazioni estro-progestiniche, rispetto al placebo, portano ad un ulteriore aumento del rischio di cancro al seno di circa 8 casi/anno/10.000 donne trattate. Secondo questo studio, il rischio aumenta con la durata dell’esposizione (1). In precedenza, gli unici dati disponibili erano stati ottenuti da studi epidemiologici e tutti comunque indicavano un aumento del rischio. Tuttavia, solo dopo la pubblicazione dei risultati di questo ampio trial, ha iniziato a ridursi il ricorso alla terapia ormonale sostitutiva (1,2).
La situazione in USA
Nel 2007, sono stati analizzati i dati provenienti da 9 registri sui tumori in USA (relativi a circa il 9% della popolazione statunitense) (3). Negli anni ’90, l’incidenza di cancro al seno è aumentata di circa lo 0,5% per anno, soprattutto nelle donne di età ≥ 50 anni.
Nel 2003, l’incidenza di cancro al seno si è ridotta bruscamente, mantenendosi su valori simili anche nel 2004. Rispetto al 2001, l’incidenza (aggiustata per età) nel 2004 si è ridotta dell’8,6% (IC 95% 6,8-10,4). Si è assistito ad una riduzione nell’incidenza di cancro al seno di circa l’11,8% nelle donne di 50-69 anni (IC 95% 9,2-14,5) e di circa l’11,1% in quelle di età ≥ 70 anni (IC 95% 7,9-14,2).
In particolare, nelle donne di 50-69 anni, è stata osservata una riduzione marcata delle neoplasie positive ai recettori per gli estrogeni (14,7%; IC 95% 11,6-17,4), mentre la riduzione delle neoplasie negative per questi recettori non è risultata statisticamente significativa.
L’uso della terapia ormonale sostitutiva ha iniziato a ridursi negli USA nel 2002, per poi crollare drasticamente nel 2003: 62 milioni di prescrizioni nel 2000, 61 milioni nel 2001, 47 milioni nel 2002, 27 milioni nel 2003 e 18 milioni nel 2005 per i 2 prodotti più comunemente usati.
Un’altra analisi ha utilizzato registri dei tumori relativi all’86% della popolazione statunitense. In questi registi sono stati raccolti, tra il 1999 ed il 2003, più di un milione di casi di cancro al seno (in situ o invasivo) (4). L’incidenza del cancro al seno invasivo si è ridotta ogni anno dal 1999 al 2003, soprattutto tra il 2002 ed il 2003, quando ha raggiunto il 6,1%. La maggiore riduzione è stata osservata tra le donne di età compresa tra 60 e 69 anni (9,1%). Per il cancro in situ, l’incidenza è aumentata tra il 1999 ed il 2002, per poi ridursi del 2,7% tra il 2002 ed il 2003.
La situazione in Francia
Uno studio basato sui dati del sistema francese di assicurazione sanitaria ha analizzato l’andamento dell’incidenza di cancro al seno tra il 2000 ed il 2006 e le variazioni nella prescrizione della terapia ormonale sostitutiva e dello screening mammografico (5). L’incidenza di cancro al seno è stata calcolata sulla base dei dati di copertura assicurativa per questo tipo di neoplasia, mentre le modifiche relative a prescrizione di terapia ormonale sostitutiva e screening mammografico programmato sono state calcolate in base alle richieste di rimborso ed alle valutazioni del programma nazionale di screening (escludendo di conseguenza gli screening individuali che non facevano parte del programma).
Tra il 2000 ed il 2004, l’incremento annuale dell’incidenza di cancro al seno è stato del 2,1%, ma in seguito si è assistito ad un declino: -4,3% tra il 2004 ed il 2005 e -3,3% tra il 2005 ed il 2006. La riduzione maggiore è stata riscontrata nelle donne di 50 anni (-6%) o più anziane (-5,3%).
Tra il 2000 ed il 2006, il ricorso alla terapia ormonale sostitutiva si è ridotto del 62%, mentre gli screening mammografici programmati sono aumentati del 335%. Paradossalmente, l’incidenza di cancro al seno si è ridotta contestualmente all’aumentare degli screening, potendo trovare una spiegazione plausibile nell’importante calo di prescrizione della terapia ormonale sostitutiva.
La situazione in Germania ed in Canada
In Germania, l’incidenza di cancro al seno si è ridotta nelle donne al di sopra dei 50 anni, secondo i dati provenienti dal registro dei tumori al seno e dal follow-up di uno studio sullo screening del cancro al seno in una coorte di 102.000 donne tra il 2001 ed il 2005. La diminuzione è iniziata circa 2 anni dopo la riduzione dell’uso della terapia ormonale sostitutiva nelle donne in post-menopausa (6).
Situazione analoga è stata osservata anche in Canada (7).
In pratica: meglio evitare gli effetti iatrogeni
La terapia estro-progestinica post-menopausale non è ovviamente l’unico fattore noto coinvolto nel cancro al seno nelle donne in post-menopausa, ma sembra che per quanto concerne questa forma di neoplasia la situazione migliori dopo la riduzione del ricorso alla terapia ormonale sostitutiva.
La positività di questo andamento prescrittivo deve comunque far riflettere sul fatto che questo atteggiamento è stato comunque subordinato ai risultati di trial di confronto di alta qualità come il WHI: sarebbe invece auspicabile una migliore valutazione dei farmaci quanto più precocemente possibile, piuttosto che catalogarne gli effetti avversi in seguito (8).
Bibliografia
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