Domenica Altavilla, Natasha Irrera, Giovanni Polimeni. Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università di Messina
Questo lavoro è il risultato di una ricerca condotta in un ospedale australiano in cui è stata posta particolare attenzione a fattori contestuali che influenzano la pratica infermieristica e che possono essere causa di errori terapeutici nella popolazione pediatrica (1).
Gli errori terapeutici rappresentano una delle principali cause di eventi avversi in ambito ospedaliero. Garantire la sicurezza dei pazienti è uno dei principali impegni della professione infermieristica e riveste un’assoluta priorità, in particolar modo quando i pazienti sono neonati o bambini. Numerosi studi infatti dimostrano che rispetto agli adulti i pazienti pediatrici sono tre volte più esposti ad errori terapeutici potenzialmente dannosi.
La frequenza stimata è di 2,3 errori e di 10 "quasi errori" (gli errori evitati all'ultimo momento, i cosiddetti "near misses") ogni 100 bambini ricoverati. Gli errori terapeutici sono il risultato dell’interazione di numerosi fattori che non sono stati ancora del tutto identificati e che rivestono un ruolo di fondamentale importanza nella pratica infermieristica.
Tra i pazienti pediatrici, l’incidenza dell’errore è paragonabile a quella della popolazione adulta, ma i possibili danni intesi come conseguenza dell’errore sono dovuti alla vulnerabilità dei bambini.
La prevenzione del potenziale errore terapeutico è l’aspetto che maggiormente coinvolge il ruolo degli infermieri.
Uno degli aspetti più importanti della pratica infermieristica pediatrica è la somministrazione del farmaco. L’infermiere rappresenta infatti il “check point” finale per la prescrizione e la dispensazione del farmaco, è responsabile del calcolo della dose corretta e della somministrazione del farmaco e svolge una funzione di intermediario tra il paziente e gli altri operatori sanitari.
Nonostante i numerosi tentativi effettuati allo scopo di migliorare la sicurezza del paziente, la percentuale di errori legati al trattamento rimane ancora elevata.
Nel 2004 è stata condotta un’indagine su un campione di 278 infermieri pediatrici del pronto soccorso e dei reparti di terapia intensiva, medica e chirurgica di un ospedale pediatrico australiano. L’adesione allo studio è stata del 67%. Lo studio è stato condotto in due fasi.
La prima fase serviva ad identificare i fattori contestuali che potevano influenzare il lavoro degli infermieri pediatrici in relazione alla somministrazione dei farmaci.
Nella seconda fase dello studio sono stati verificati i risultati ottenuti nella prima fase.
Allo scopo di ridurre la percentuale di errore ed aumentare la soglia di sicurezza dei pazienti, è stato creato un database contenente le linee guida per la corretta somministrazione dei farmaci.
Dallo studio è emerso che tutti gli infermieri, indipendentemente dalla fascia d’età, avevano una buona conoscenza informatica ed erano in grado di trovare nel database tutte le informazioni relative al farmaco da utilizzare. Lo studio ha evidenziato che l’uso del database poteva essere ottimizzato semplificando l’accesso allo stesso e alle informazioni in esso contenute.
Nell’ambito dello stesso studio è stato riportato che una percentuale significativa degli incidenti registrati erano correlati ad errori terapeutici.
I risultati emersi indicano che i fattori contestuali che influenzano maggiormente la pratica infermieristica sono l’ambiente di lavoro, l’età e l’esperienza.
Un’importante differenza tra gli infermieri più giovani e quelli più anziani è legata al fatto che secondo i primi non sempre bisogna attenersi scrupolosamente alle norme di trattamento, ma in base alle circostanze è necessario semplicemente agire nell’interesse del paziente.
Gli infermieri pediatrici lavorano in un ambiente dinamico e complesso ed è quindi necessario essere dotati di un buon giudizio clinico che permetta di saper scegliere quando seguire strettamente le linee guida o fidarsi del proprio giudizio.
Nell’ottica di ridurre gli errori, inoltre, gli infermieri senior, grazie alla loro esperienza, dovrebbero supportare e formare i nuovi infermieri. L’aspetto più importante, però, è legato allo sviluppo di programmi di educazione multidisciplinare che promuovano l’adesione a linee guida universalmente comprensibili.
Nonostante la ricerca abbia fatto chiarezza sui fattori che influiscono sull’insorgenza degli errori in pediatria, lo studio presenta dei limiti di impostazione legati al fatto che, trattandosi di un questionario, i partecipanti potrebbero essere influenzati dal ricercatore durante la compilazione delle risposte ed inoltre lo studio potrebbe contenere un bias in considerazione della percentuale relativamente elevata di infermieri che non hanno risposto.
Bibliografia