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Esofagite indotta da farmaci

Commento di Patrizia Iaccarino. SIMG Napoli

Negli ultimi anni l’esofagite indotta da farmaci è stata riconosciuta e diagnosticata in maniera via via crescente. Dal 1970 più di 650 casi sono stati riportati nel mondo intero come causati da una trentina di farmaci o poco più. Gli autori di uno studio pubblicato sulla rivista Diseases of the Esophagus (1) hanno analizzato questi casi classificando la malattia secondo il meccanismo fisiopatologico che ne è alla base. Anche se nella maggior parte dei casi il danno esofageo indotto da farmaci guarisce senza intervento in pochi giorni, dal presente lavoro deriva un monito per il medico a tenere presente:

Di fondamentale importanza sono i consigli che ogni medico dovrebbe ricordare di dare al paziente quando gli prescrive un farmaco, ancor più se si tratta di un farmaco potenzialmente dannoso per il tratto gastroesofageo, riguardanti i tempi e le modalità di somministrazione.
Gli autori sottolineano che l’aspetto più importante della terapia è porre una corretta diagnosi (che, purtroppo, potrebbe anche sfuggire per motivi complessi riguardanti sia il medico che il paziente) e poi evitare di danneggiare di nuovo con il farmaco (sempre che sia stata individuata la diagnosi).

La presentazione clinica dell’esofagite indotta da farmaci è caratterizzata di solito da dolore retrosternale o pirosi (60%), odinofagia (50%) e disfagia (40%). Sintomi meno comuni sono rappresentati da ematemesi, dolore addominale, febbricola e perdita di peso. L’esordio dei sintomi si verifica da poche ore a 1 mese dalla ingestione del farmaco. Nella maggior parte dei casi e in quelli non complicati da stenosi, i sintomi si risolvono di solito in 7-10 giorni, ma in alcuni pazienti i sintomi persistono per molte settimane dopo che il farmaco è stato sospeso.
La diagnosi viene in genere sospettata solo tramite l’anamnesi. La diagnosi differenziale è con ingestione di corpo estraneo, carcinoma esofageo o con patologie in cui si potrebbe prendere in considerazione la diagnosi di AIDS.

Nello studio (1), l’età media dei 650 pazienti era di 41,5 anni (9-89 anni) e nel 66,2% dei casi si trattava di donne. I pazienti anziani sono particolarmente a rischio di esofagite da farmaci. Rispetto alla popolazione generale, gli anziani assumono più farmaci ed hanno più probabilità di avere una cardiomegalia con concomitante compressione dell’esofago medio. Problemi di motilità esofagea negli anziani sono spesso correlati alla coesistenza di diabete mellito e neuropatia autonomica o malattie del tessuto connettivo. Inoltre, la produzione di saliva si riduce con l’età, diminuendo la lubrificazione dell’esofago ed aumentando la probabilità che le pillole con un pH acido restino più a lungo nell’esofago.
I farmaci possono indurre problemi esofagei sia per via sistemica che per azione locale. Esempi di effetti sistemici includono reflusso gastroesofageo favorito da rilassanti della muscolatura liscia e compromissione del sistema immunitario indotta da farmaci, con possibilità di complicanze infettive.
La sede più comune è quella situata vicino all’arco aortico (75,6%), un’area caratterizzata da compressione esterna da parte dell’arco e da fisiologica riduzione di ampiezza dell’onda peristaltica esofagea.

Prima che si manifestasse la disfagia, la maggior parte dei pazienti trattati con FANS aveva sviluppato sintomi di reflusso gastroesofageo. Ciò suggerisce che questi farmaci possono aggravare l’esofagite da reflusso ed in tal modo aumentare il rischio di formazione di stenosi. La percentuale di formazione di stenosi può essere anche del 40–50% e questi pazienti, in genere, sono di circa 10 anni più anziani rispetto a quelli senza stenosi, hanno una durata superiore di sintomi di pirosi ed hanno maggiori probabilità di avere un danno a carico della mucosa. Lo svuotamento dell’esofago è lento negli anziani, dando luogo ad una prolungata esposizione della mucosa alla loro azione irritante. I FANS dovrebbero essere prescritti con cautela in presenza di reflusso gastroesofageo sintomatico.

Bibliografia

  1. Zografos GN, et al. Drug-induced esophagitis. Diseases of the Esophagus 2009; 10.1111/j.1442-2050.2009.00972.x
  2. Collins FJ, et al. Drug-induced oesophageal injury. BMJ 1979; 1: 1673–6.
  3. Fellows IW, et al. Oesophageal stricture associated with emepronium bromide therapy. BMJ 1982; 58: 43–4.
  4. Taggart H, et al. Upper gastrointestinal tract safety of risedronate: a pooled anaylysis of 9 clinical trials. Mayo Clin Proc 2002; 77: 262–70.

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