Liberata Sportiello* e Lidia Sautebin*°
*Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e °Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.
Il 24 novembre 2008, l’Associazione Italiana delle Imprese Cosmetiche (UNIPRO) ha emanato un comunicato stampa nel quale ha dichiarato che è infondato l’allarmismo sollevato, di recente, dai mass media secondo cui l’uso delle lacche per capelli, in particolare nei saloni d’acconciatura, non sia sicuro. Tale allarmismo deriva da un lavoro scientifico, pubblicato recentemente (Gillian Ormond, Mark J Nieuwenhuijsen, Paul Nelson, Mireille B Toledano, Nina Iszatt, Sara Geneletti, and Paul Elliott. Endocrine Disruptors in the Workplace, Hair Spray, Folate Supplementation, and Risk of Hypospadias: Case-control Study. Environmental Health Perspectives Environmental Health Perspectives. Online 20 November 2008), in cui è stato correlato l’uso delle lacche per capelli, e non solo, con l’insorgenza di ipospadia, un’anomalia congenita dovuta ad un incompleto sviluppo dell’uretra, che può colpire il feto, durante la gravidanza. In particolare, le sostanze sospette, contenute in tali prodotti, sono gli ftalati.
L’obiettivo di questo studio caso-controllo è stato di valutare il rischio di ipospadia associato all’esposizione occupazionale, nella donna in gravidanza, a sostanze che alterano il sistema endocrino, all’assunzione supplementare di folati durante la gravidanza e ad una dieta vegetariana. Lo studio in questione è stato effettuato su 471 casi di nascituri affetti da ipospadia e su 490 controlli selezionati in maniera casuale alla nascita (tra il 1 gennaio 1997 ed il 30 settembre 1998, nel Sud-Est dell’Inghilterra). Lo studio è stato eseguito mediante interviste telefoniche alle madri dei piccoli. Gli autori hanno così evidenziato un aumento del rischio di ipospadia per esposizione occupazionale alle lacche per capelli (esposti vs non esposti: OR 2.39; IC 95% 1.40-4.17) e per esposizione agli ftalati (OR 3.12; IC 95% 1.04-11.46), mentre al vegetarianismo non è stato associato alcun aumento del rischio. E’ stata dimostrata, invece, un’azione protettiva dei folati durante il primo trimestre di gravidanza (OR 0.64; IC 95% 0.44-0.93).
Gli autori hanno, pertanto, concluso che è possibile un aumento del rischio di ipospadia associato all’esposizione occupazionale agli ftalati ed alle lacche per capelli. Secondo gli autori, tuttavia, non vi sono studi che riportano la presenza di metaboliti urinari degli ftalati in parrucchiere o donne che applicano lacche per capelli né dati inerenti al contenuto di ftalati nelle lacche. Gli ftalati o i loro metaboliti (es. mono-etil-ftalato, MEP e mono-n-butil-ftalato, MBP) sono associati ad una diminuzione dell’attività androgena e ad un’anormale funzionalità delle cellule di Leydig (cellule che si trovano accanto ai tubuli seminiferi nei testicoli e che possono secernere testosterone), nonché ad una riduzione nella distanza ano-genitale nei bambini di sesso maschile (1,2). La diminuzione dell’attività androgena è associata a malformazioni del sistema riproduttivo, inclusa l’ipospadia (3-5). L’inalazione contribuisce significativamente all’assorbimento degli ftalati (6), il che può spiegare, per quanto riguarda il dietilftalato (DEP), alcune differenze di specie, tra gli studi eseguiti sull’uomo e sugli animali, a cui viene somministrato principalmente per via orale (3-5).
Gli autori hanno, tuttavia, sottolineato che vi sono altre sostanze, nelle lacche, che possono svolgere un’azione tossica, se inalate, tra queste il polivinil alcool, il polivinil pirrolidone, l’idrofluorocarbone ed il propilenglicole, sebbene esse siano principalmente responsabili d’effetti acuti a livello del sistema cardiorespiratorio, della cute e degli occhi piuttosto che del sistema riproduttivo. Pertanto, come sottolineato da Unipro, non vi sono, di fatto, dati certi.
Non solo, ma al fine di confutare qualsiasi altro dubbio, Unipro ha menzionato anche l’ultima opinione del Comitato Scientifico dei Prodotti di Consumo (SCCP), inerente agli ftalati presenti nei cosmetici (Opinion On Phthalates In Cosmetic Products, SCCP/1016/06). Come dichiarato nell’opinione in questione, l’unica sostanza, appartenente alla famiglia degli ftalati, che può essere inclusa nella composizione dei cosmetici è il DEP, di cui è stata ampiamente accertata la sicurezza d’uso (Opinion concerning diethyl phthalate, SCCNFP/411/01). Tuttavia, tracce infinitesime di altri ftalati, vietati nei prodotti cosmetici, ma molto usati nei materiali di plastica, potrebbero ritrovarsi nei cosmetici, per contatto con la confezione del prodotto finito. L’SCCP ha, in ogni modo, concluso che la presenza in tracce degli ftalati nei prodotti cosmetici non comporta alcun danno per i consumatori. Inoltre, l’esposizione per inalazione delle impurità di ftalati (< 100 ppm), mediante cosmetici a spray, è ritenuta insignificante, a tal punto che non è stata presa in considerazione nella valutazione della sicurezza.
Sulla base di queste informazioni, Unipro ha concluso ribadendo che ogni cosmetico, come previsto dalla normativa in vigore, viene valutato attentamente da un esperto, prima di essere immesso in commercio. Pertanto, i prodotti cosmetici, presenti sul mercato, compresi quelli utilizzati nei saloni d’acconciatura, possono essere considerati sicuri per il loro utilizzo.
Il problema dell’esposizione, nelle donne in gravidanza, a sostanze chimiche che potrebbero causare anomalie nello sviluppo fetale è stato nuovamente affrontato da Unipro, in un comunicato del 2 dicembre 2008. Questa volta Unipro ha reagito all’invito, da parte del Ministro dell’Ambiente francese (Ministère de l’Écologie, de l’Énergie, du Développement durable et de l’Aménagement du territoire), rivolto alle donne in gravidanza, a non utilizzare cosmetici, se non quelli biologici. Questa è una delle misure di sicurezza proposte dal Ministro francese in merito ai rischi associati all’esposizione, nelle donne gravide e nei bambini, a molteplici sostanze chimiche.
Il Ministro francese ha sottolineato che gli effetti conseguenti all’utilizzo di tali prodotti sono, soprattutto, a carico del sistema riproduttivo umano, con possibili alterazioni della fertilità associate ad una diminuzione della produzione di spermatozoi del 50%, con un aumento dell’incidenza di cancro ai testicoli e di malformazioni genitali. Inoltre, i prodotti chimici sembrano avere un ruolo nelle alterazioni endocrine. Pertanto, sono stati intrapresi dei provvedimenti che prevedono:
Inoltre, per ribadire l’importanza della lotta contro la contaminazione chimica ambientale, è stata considerata una serie di azioni, tra cui mettere in opera il Regolamento REACH, il quale, attraverso la registrazione, la valutazione e l’autorizzazione delle sostanze chimiche, mira ad assicurare un maggiore livello di protezione della salute e dell’ambiente.
Tali dichiarazioni, come riportato nel comunicato di Unipro, non sono, tuttavia, supportate dai risultati di nuovi studi e ricerche che dimostrino l’effettiva associazione tra i rischi sopra elencati e l’uso di tali sostanze chimiche. Pertanto, al fine di garantire la sicurezza dei prodotti cosmetici, l’industria cosmetica europea ed italiana continuerà a collaborare con gli istituti di ricerca e con le autorità accademiche e legislative. Infine, Unipro ha precisato che qualsiasi cosmetico può essere usato anche nelle donne in gravidanza, in quanto la valutazione sulla sicurezza d’uso, eseguita prima dell’immissione sul mercato da un esperto del settore, tiene conto anche delle possibili conseguenze a breve e a lungo termine.
Bibliografia