Lidia Sautebin. Dipartimento di Farmacologia Sperimentale, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II.
Recentemente, il BfR, l’Istituto Federale Tedesco per la Valutazione del Rischio, ha pubblicato sul proprio sito un
comunicato riguardo alle nanoparticelle d’argento utilizzate come agenti antimicrobici in varie tipologie di prodotto, tra cui i cosmetici.
L’opinione dell’Istituto tedesco è tendenzialmente negativa. Sebbene sino ad oggi i fabbricanti abbiano generalmente utilizzato nei loro prodotti l’argento ionico, tuttavia in alcuni casi si è utilizzato sotto forma di nanoparticelle, come, ad esempio, nella prevenzione della formazione di odori in calze utilizzate nella pratica sportiva.
Secondo il BfR, al momento non è possibile stabilire se le nanoparticelle d’argento presentino un rischio per la salute dei consumatori. Pertanto, fino a quando non saranno in possesso dell’Istituto dei dati affidabili per poter escludere rischi, viene raccomandato ai fabbricanti di evitarne l’utilizzo nei prodotti per consumatori.
L’argento e i suoi composti rilasciano argento ionico che inibisce la crescita dei germi. Per questo motivo, l’argento è utilizzato in molti prodotti, tra cui i cosmetici, ed è autorizzato anche come colorante nei prodotti alimentari (E174).
L’utilizzo dell’argento in forma di nanoparticelle è in aumento. Queste particelle, hanno un diametro di meno di 100 nanometri. Le proprietà di una sostanza sottoforma di nanoparticelle differiscono da quelle possedute dalla stessa sostanza sottoforma di particelle di dimensioni maggiori e le rendono molto interessanti in svariati campi. Tuttavia, bisogna ancora accertare se le loro caratteristiche tossicologiche siano alterate.
Per questo motivo, il BfR consiglia di effettuare delle ricerche per chiarire i punti chiave sull’uso di argento in nanoparticelle come materiale antimicrobico: in particolare per chiarire i rischi per il consumatore e quanto sia rilevante il pericolo di generare resistenza nei microbi.
IL BfR raccomanda, pertanto, di evitare l’utilizzo di questi materiali fino a quando non siano disponibili studi sulla loro sicurezza.