Emorragia da Ginkgo biloba in un paziente dopo Artroplastica totale dell'anca
Antonella Pieratti e Gioacchino Calapai -Dipartimento Clinico Sperimentale di Medicina e Farmacologia – Sezione di Farmacologia – Università di Messina
Ginkgo biloba è una pianta secolare di origine cinese. L’estratto delle foglie di Ginkgo biloba, utilizzato da millenni nella medicina tradizionale cinese, si sta sempre più diffondendo nel mondo occidentale. Numerose pubblicazioni indicano che è efficace nel migliorare la funzione cognitiva nei soggetti affetti da demenza senile e la circolazione periferica nei pazienti con claudicatio intermittens.
Gli effetti terapeutici della pianta sono da attribuire ai terpeni in essa contenuti, ed in particolare al ginkgolide B, che attraverso la sua azione antagonista nei confronti del fattore attivante le piastrine (PAF), riduce l’aggregazione delle piastrine e quindi la viscosità del sangue (1,2). L’azione antiaggregante, oltre ad essere sicuramente importante per l’attività terapeutica della pianta, sembra essere alla base di importanti effetti collaterali evidenziati negli ultimi anni da diverse segnalazioni di reazioni avverse manifestatesi in soggetti che si sono autocurati con Ginkgo biloba. La letteratura scientifica sull’argomento si è arricchita recentemente di una nuova segnalazione di sospetta emorragia da Ginkgo.
Un report che riguarda un caso di emorragia postoperatoria persistente dopo intervento di (THA) in una paziente che aveva assunto Ginkgo biloba è stato pubblicato sulla rivista The Journal of Arthroplasty (vol. 20 pp 125-126) da Andrei Bebbington, Rohit Kulkarni e Paul Roberts, un gruppo di ricercatori del Royal Gwent Hospital di Newport nel Galles.
Il caso riguarda una donna di 77 anni ricoverata per un comune intervento di artroplastica totale dell'anca. La donna ha dichiarato che nel periodo perioperatorio aveva assunto soltanto analgesici e aspirina. Il decorso post-operatorio è stato complicato da un persistente sanguinamento della ferita chirurgica. Nel tentativo di contrastare l’emorragia, a 10 giorni dall’intervento è stata sospesa la somministrazione di aspirina. Nonostante ciò la paziente ha continuato a perdere sangue e per tale motivo è stata nuovamente ricoverata in ospedale. Qui le sono stati praticati alcuni esami di laboratorio che non hanno rivelato alcuna anomalia dei meccanismi della coagulazione. Tuttavia, riesaminata chirurgicamente, la sede dell’intervento rivelava la presenza di sangue accumulato ma senza una evidente rottura di nessun vaso sanguigno specifico.
La paziente, a cui è stato richiesto di ricordare se aveva assunto altri farmaci oltre gli analgesici e l’aspirina, ha allora rivelato di avere assunto, prima, durante e dopo l’intervento, un estratto di Ginkgo biloba alla dose di 120 mg al giorno, allo scopo di migliorare la sua attenzione. Sospesa l’assunzione di Ginkgo biloba, il sanguinamento della ferita si è gradualmente ridotto per poi fermarsi a distanza di 10 settimane dall’intervento.
Come abbiamo già più volte sottolineato in questo sito, numerose sono le segnalazioni di emorragie conseguenti all’uso di Ginkgo biloba. Tra i casi rintracciabili in letteratura, un caso di hyphema spontaneo (3) in un uomo di 70 anni è stato segnalato 1 settimana dopo l'inizio del trattamento con estratto di Ginkgo alla dose di 40 mg. Un caso di emorragia subaracnoidea non identificabile con altri fattori scatenanti in un uomo di 61 anni che aveva preso 40 mg di estratto di Ginkgo per 3 o 4 volte al giorno (4). E ancora, l'uso prolungato di estratto di Ginkgo é stato associato alla comparsa di emorragia subdurale bilaterale in una donna di 33 anni (5) e ad emorragia cerebrale in un’altra di 72 anni (6).
Da una valutazione dei case report finora pubblicati emerge chiramente la controindicazione dell’uso di Ginkgo biloba in associazione con l'aspirina o con la ticlopidina o altri farmaci antiaggreganti piastrinici o anticoagulanti. Inoltre è anche evidente che le manifestazioni emorragiche da Ginkgo biloba, poiché si verificano con dosi di estratto che rientrano nel range di dosi clinicamente efficaci, non sono causate da sovradosaggio e devono pertanto essere considerate vere e proprie reazioni avverse, prevedibili quando la pianta è associata a determinati farmaci e a quanto pare anche frequenti.
Bibliografia