Dalla letteratura


L'ESTRATTO DI SEMI D'UVA NON SEMBRA ESSERE PIU' EFFICACE DEL PLACEBO NEL TRATTAMENTO DELLA RINITE ALLERGICA STAGIONALE
(da Medscape)

Contrariamente a quanto reclamizzato dalla pubblicità che accompagna i prodotti a base di estratti di semi d'uva, questo fitoterapico non sembra essere efficace nel trattamento della rinite allergica stagionale (SAR). Queste sono le conclusioni di uno studio presentato al 57° meeting annuale dell'American Academy of Allergy, Asthma and Immunology.
Il Dr. I. Bernstein, insieme ai colleghi del Bernstein Clinical Research Center di Cincinnati (Ohio), ha valutato l'efficacia dell'estratto di semi d'uva in un campione randomizzato di 51 pazienti con SAR. I partecipanti allo studio hanno ricevuto, a partire da 2-4 settimane precedenti l'inizio della stagione dei pollini, e per un periodo di otto settimane, capsule contenenti estratto di semi d'uva o del placebo.
I ricercatori non hanno riscontrato differenze significative tra i gruppi per quanto riguarda la sintomatologia, il ricorso a farmaci antistaminici, qualità della vita e conta ematica degli eosinofili. Non era dissimile tra i due gruppi neanche l'incidenza di reazioni avverse. Il Dr. Bernstein ha asserito che, visto il gran numero di rimedi erboristici messi in commercio per la rinite allergica, è arrivato il momento di valutarne in maniera obiettiva l'efficacia. L'estratto di semi d'uva è stato scelto in quanto pubblicizzato come antistaminico naturale e considerato, sempre dalla pubblicità, efficace nel 70% dei pazienti con rinite allergica stagionale. Il Dr. Bernstein ha comunque sottolineato che, avendo lo studio coinvolto un campione limitato di pazienti, il valore statistico dei risultati è limitato, e che per essere assolutamente sicuri della mancata efficacia dell'estratto, dovrebbe essere utilizzato un campione ben più rappresentativo. Egli ha inoltre affermato che, per valutare in modo adeguato altri rimedi erboristici, sarebbero necessari opportuni finanziamenti. Il suo gruppo di lavoro ha chiesto fondi all'Alternative Medicine Institute, che però non si è dichiarato disponibile a finanziare uno studio clinico condotto secondo le linee guida riconosciute a livello internazionale.

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