Dalla letteratura


INTERAZIONI FARMACOLOGICHE - QUANDO I RIMEDI NATURALI INCONTRANO L'ETICA
(riferito da Jenine Willis. Scrip Magazine June 2000, pag 25-27)

Recenti casi pubblicati su riviste mediche, che mettono in evidenza interazioni tra alcuni farmaci e rimedi a base di erbe, hanno richiamato grande attenzione sulla necessità di regolamentare le cosidette "medicine naturali" e di condurre ricerche sulle stesse.
Al centro dell'attenzione è l'erba di San Giovanni (Hypericum perforatum), che è utilizzato dai milioni di persone nel Nord America ed in Europa come antidepressivo.
In risposta alle preoccupazioni scaturite da articoli pubblicati, fra l'altro, su Lancet (1, 2), il Committee on the Safety of Medicine (CSM) inglese ha pubblicato dei consigli per i pazienti che assumono l'erba di San Giovanni assieme ad alcuni medicinali, inclusi ciclosporina, warfarina, digossina, teofillina, anticonvulsivanti e farmaci anti-HIV (3).
L'FDA americana aveva anch'essa riconosciuto l'esistenza di potenziali problemi con l'erba di San Giovanni e aveva emesso un'avvertenza circa l'uso concomitante di indinavir, un inibitore delle proteasi del HIV. Nel frattempo, il Consumer Healthcare Products Association americano aveva iniziato di sua spontanea volontà un programma per avvertire i compratori circa le possibili interazioni con i farmaci da prescrizione.

La grandezza del problema
È davvero un così grosso problema l'interazione tra erbe medicali e farmaci? In una review dell'American Journal of Medicine sulle possibili reazioni avverse da erbe medicinali, il Prof Ernst del Department of Complementary Medicine dell'Università di Exeter ha sottolineato giustamente quanto poco si conosca sulle erbe medicinali.(4)
In molti paesi, inclusi gli Stati Uniti, dove il circa il 30% degli adulti utilizza erbe medicinali, la mancanza di un sistema di segnalazione degli eventi avversi da erbe medicinali significa che non vi è un mezzo ufficiale di valutazione del problema. In Inghilterra i medici usano il sistema della Yellow Card del CSM per segnalare le reazioni avverse da farmaci e questo sistema nell'Ottobre 1996 è stato esteso ai rimedi a base di erbe medicinali senza licenza. Prima di questa data, erano state segnalate 63 reazioni avverse da erbe medicinali, di cui 35 relative all'erba di San Giovanni. Dopo la notizia le segnalazioni su l'erba di San Giovanni sono arrivate a 90, e vi è stato anche un incremento di segnalazioni di altri prodotti a base di erbe, come il ginkgo biloba.
"Ma tale sistema di segnalazione dipende dal riconoscimento che esiste un problema" - dichiara Ernst. "Se gli operatori sanitari e i terapisti complementari non sono a conoscenza delle possibili interazioni tra farmaci, essi non le vedranno" ha detto a Scrip Magazine.
Il problema è complicato dal fatto che la maggior parte dei medici non chiede ai suoi pazienti se utilizzano erbe medicinali e molti pazienti non informano i loro medici.
Il Dr Trevor Jones, direttore generale della Association of the British Pharmaceutical Industry (ABPI), ritiene, in maniera rassicurante, che dato l'uso assai diffuso di erbe medicinali da molti anni, un problema significativo di interazioni fra erbe medicinali e farmaci si sarebbe già osservato.
Tuttavia, poiché è aumentata sia la consapevolezza delle possibili interazioni tra farmaco ed erbe medicinali che l'utilizzo delle erbe medicinali, questo iter dovrebbe cambiare. "Molte più erbe medicinali verranno sottoposte a controllo nei prossimi 5 anni", dichiara Ernst. Ha anche detto che
le interazioni con gli anticoagulanti sono probabilmente quelle che hanno ricevuto le maggiori attenzioni; dopo di che i pazienti sono stati monitorati attentamente e già è ben noto che il cibo, ad esempio i broccoli, abbassano i livelli ematici degli anticoagulanti. L'evidenza già raccolta suggerisce che questi pazienti, gente in attesa di operarsi e quelli con disordini di coagulazione, dovrebbero essere avvertiti circa l'uso concomitante di ginkgo biloba, danshen, dong quai, papaya e aglio (1).
Molta più ricerca è necessaria, ma chi deve essere responsabile di ciò? Mentre l'industria farmaceutica chiaramente ha un vivo interesse al risultato, è difficile immaginare che le compagnie produttrici dei fitoterapici si imbarchino in questo tipo di ricerca, a meno che l'evidenza di articoli aneddotici non colleghi il loro prodotto con un evento avverso associato alle erbe. Ciò probabilmente può accadere solo dopo che un farmaco è stato commercializzato ed utilizzato da milioni di persone.
Il punto di vista del CSM inglese è che "Dove esista una preoccupazione relativa ad una specifica interazione farmaco-erba medicinale, le ditte dovrebbero investigare queste interazioni per assicurare un utilizzo più sicuro dei loro prodotti".
Ernst puntualizza che i problemi con l'erba di San Giovanni vennero alla luce dopo che un produttore di erbe medicinali tedesco tirò fuori delle segnalazioni aneddotiche di interazioni farmacologiche da uno studio volontario in merito al problema. Quindi, potrebbe essere poco cauto contare sull'industria che produce erbe medicinali per risolvere il problema. La maggior parte delle industrie produttrici di erbe medicinali hanno piccole dimensioni e non hanno risorse da investire in questi studi, anche se ad esse è richiesto di farlo.
Ancora una volta torna alla ribalta la discussione in merito alla regolamentazione delle erbe medicinali. "Poiché i produttori di erbe medicinali rivendicano che i loro prodotti sono medicinali veri e propri, essi dovrebbero essere assoggettati agli stessi test rigorosi, agli standard di qualità e alle stesse procedure per ottenere la licenza come le case farmaceutiche", dice Jones.
La necessità di migliori regole ha il sostegno del governo. Secondo un portavoce del MCA: "l'effetto combinato delle attuale regolamentazioni sulle erbe medicinali, autorizzate e non, di fatto non crea un perfetto equilibrio fra sicurezza pubblica e scelta del consumatore. Negli anni passati la MCA ha instaurato un dialogo costruttivo con le aziende erboristiche inglesi ed una serie di discussioni in un vari incontri europei per cercare di migliorare l'intera regolamentazione. È chiaro che la Commissione Europea e molti altri membri condividono la nostra visione".
Mentre Ernst concorda che alcune erbe sono dei medicinali e che dovrebbero essere regolamentate, crede che "sarebbe un errore buttare il bambino con l'acqua sporca" insistendo che ogni rimedio a base di erbe dovrebbe essere sottoposto agli stessi test rigorosi dei farmaci sintetici. Egli suggerisce che, per regolamentare le erbe medicinali, esiste la possibilità di creare una nuova categoria di farmaci che si colloca fra gli integratori alimentari ed i farmaci autorizzati.
Tuttavia, il risvolto finale interessante di questa storia, in accordo con Ernst, è che le erbe medicinali stanno per essere finalmente prese sul serio. Egli dice: "è ora così ben documentato che le erbe medicinali funzionano che è difficile per molti farmacologi con la puzza sotto il naso affermare che esse sono solamente un placebo".

Al seguente indirizzo il British Medical Journal mette a disposizione un elenco di tutti gli studi sistematici condotti sui rimedi erboristici curato dal prof. E. Ernst.

Bibliografia

  1. A.Fugh-Berman. Herb-drug interaction. Lancet 355,134-138,2000
  2. E.Ernst. Second thoughts about safety of St John's Wort (letter). Lancet ,354,2014-2016,1999.
  3. CSM advice on St John's wort Pharmceutical Journal,264,358,2000
  4. E. Ernst. Harmless herbs? A Review of the recent literature. American Journal of medicine ,104,2,170-178.1998.

Torna all'elenco delle letture consigliate


Fitovigilanza | Sicurezza | Efficacia | Monografie | Normativa | Congressi | Links | Libri | Come segnalare | Farmacovigilanza.org