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ANNO VIII - N. 28 - PUBBLICAZIONE TRIMESTRALE |
NOVEMBRE 2001 |
Stampa ad esclusivo uso interno delle ULSS |
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| Regione Veneto Assessorato alla Sanità | Provincia Autonoma di Trento |
| Servizio
di Farmacologia Medica WHO Reference Centre, Univ. Verona |
Società
Italiana di Farmacia Ospedaliera Sezione Veneto |
IN QUESTO NUMERO
Dopo il Polverone
Coxib or not coxib
Meglio un raffreddore o. . . . ?
Segnali dal mondo
Case report - Piastrinopenia da rofecoxib
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Dopo il polverone |
Sono passati pochi mesi (FOCUS-Maggio 2001) da una mia precedente nota su alcuni cambiamenti in atto nel nostro bollettino FOCUS. Con questo numero andiamo incontro ad una sostanziale modificazione grafica he spero possa rendere "più appetibili" al lettore i contenuti stessi, talvolta forse un poco pesanti. La nostra attività nell' ambito del WHO Reference Centre for Education and Communication in International Drug Monitoring ci porta a considerare importanti anche gli aspetti relativi alle "forme" della comunicazione, peraltro sottolineate da diverse Vostre risposte al questionario dell'anno scorso. È evidente tuttavia he il successo di FOCUS dipenderà essenzialmente dal suo contenuto e quindi dalla capacità della redazione di venire incontro alle Vostre esigenze. L'informazione nel campo della farmacovigilanza e più in generale sulle reazioni avverse da farmaci riveste sempre maggiore importanza. Quest'affermazione è tanto più vera se ripensiamo al recente "caso cerivastatina". Ad agosto, in Italia, abbiamo assistito ad una tipica "crisi da farmaco". L'improvviso cambiamento di percezione da parte dei pazienti sulla sicurezza della cerivastatina ha avuto un impatto notevole sulla loro salute e sul loro benessere così come sul rapporto con i medici. Si sono scatenati i mezzi d'informazione di massa e non solo: quotidiani, settimanali, riviste pseudoscientifiche, canali televisivi nazionali e locali. Gli "esperti di farmacovigilanza" crescevano come funghi dopo la pioggia ed anche la magistratura è entrata in gioco. Di qui un polverone spaventoso! Il Sistema Nazionale di Farmacovigilanza ha mostrato le sue carenze che da anni evidenziamo. Non basta avere una legge per far funzionare un sistema. Anzi una legge con aspetti burocratici, contraddittori e vessatori può avere un effetto contrario a quanto sperato. L'adesione dei medici italiani alla farmacovigilanza è estremamente limitata. Non si è ancora attuata una trasformazione culturale profonda, così molti medici non si rendono conto dell'importanza delle loro osservazioni per la definizione del "profilo di sicurezza" dei farmaci quando questi vengono usati dopo la commercializzazione. Lo stesso caso della cerivastatina evidenzia il ruolo he i medici possono avere in questo senso; non dobbiamo dimenticare he i casi di rabdomiolisi segnalati negli Stati Uniti, Australia e Spagna sono venuti alla luce per merito delle segnalazioni fatte dai medici. In questa situazione è necessario intervenire rapidamente a più livelli, legislativo, organizzativo, formativo (fin dagli studi universitari) e, non ultimo, comunicativo per migliorare il Sistema Nazionale di Farmacovigilanza, cercando di seguire quanto attuato nei principali paesi europei. L'esperienza delle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna mi sembra un valido punto di riferimento sia organizzativo he comunicativo, pur con tutti i limiti e gli ampi margini di miglioramento. Mi piace terminare questa breve nota ribadendo he il paziente deve essere al centro delle nostre "attenzioni mediche" e che anche un settore quale la farmacovigilanza può contribuire ad un miglioramento della salute dei cittadini.
Giampaolo Velo
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Coxib or not Coxib |
Nel umero 24 di FOCUS (novembre 2000) ci eravamo già occupati degli inibitori selettivi dell'enzima COX-2 (coxib) analizzando, sulla base dei dati dei maggiori studi clinici e sui dati di segnalazione spontanea, il loro grado di tollerabilità: il risultato di questa analisi ci aveva suggerito una certa cautela nel trarre conclusioni troppo ottimistiche. È trascorso appena un anno dalla loro commercializzazione e dai dati della segnalazione spontanea sono emersi segnali che ci hanno indotto ad una ulteriore revisione della letteratura centrando l'attenzione sugli effetti avversi di tipo cardiovascolare e renale.
Effetti cardiovascolari e renali
Linee-guida del NICE sull'utilizzo degli inibitori selettivi della COX-2 nell'osteartrosi e nell'artrite reumatoide
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Figura 1. Banca-dati dell'OMS:reazioni renali e cardiovascolari da coxib e da alcuni FANS classici. Percentuali sul totale delle ADR segnalate. |
Figura 2. Banca-dati Veneto-Lombardia-Emilia Romagna: reazioni renali e cardiovascolari da coxib e da alcuni FANS classici. Percentuali sul totale delle ADR segnalate. |
La fenilpropanolamina (PPA) è un simpaticomimetico utilizzato come anoressizzante o decongestionante nasale nel raffreddore. In Italia il farmaco è registrato e si può utilizzare solo per quest'ultima indicazione. In commercio esistono diverse specialità contenenti PPA acquistabili in farmacia senza ricetta medica (Actidue, Temporinolo, Nasomixin, Triaminic). Il suo profilo beneficio/rischio è da anni sotto discussione in particolare negli USA. Nel 1991 un'analisi delle segnalazioni spontanee di ADR della banca-dati statunitense metteva in evidenza un possibile rischio di stroke cerebrovascolare della PPA. A seguito di questa analisi e di un discreto umero di case report che mettevano in relazione l'insorgenza di stroke emorragico con l'uso di fenilpropanolamina la FDA, in accordo con le ditte produttrici del farmaco, richiedeva di condurre uno studio caso-controllo per una migliore definizione del rischio. Lo studio, durato 5 anni, confermava un incremento del rischio di stroke emorragico nei pazienti che utilizzano la PPA, in particolare nelle donne, come anoressizzante, nei primi utilizzatori e a dosi superiore a 75 mg. Pur se meno evidente, il rischio risultava significativamente aumentato anche nell'uso delle preparazioni per il raffreddore. Questi risultati sono attualmente all'attenzione del Ministero della Salute ed è prevedibile, anche in considerazione della scarsa importanza terapeutica di tali preparazioni e del fatto che vengono utilizzate senza controllo medico, che si arrivi al loro ritiro dal commercio seguendo quanto raccomandato dalla FDA nel novembre del 2000. Peraltro alcune ditte hanno già provveduto autonomamente ad eliminare la fenilpropanolamina dai loro prodotti (ad esempio Zerinol CM ®).
Orlistat e funzione tiroidea
Nella banca dati della segnalazione spontanea dell'OMS si ritrovano 20 casi di alterazione della funzionalità tiroidea associati alla somministrazione di orlistat, farmaco contro l'obesità. Nel 50% dei casi l'evento osservato era la comparsa o l'aggravamento di ipotiroidismo (sei pazienti infatti erano in terapia concomitante con levotiroxina). In letteratura l'orlistat non è noto per interferire con gli ormoni tiroidei assunti in terapia. Una delle possibili cause degli eventi a carico della tiroide potrebbe essere la diarrea cronica o la steatorrea che si verifica durante il suo uso prolungato e che può portare ad una diminuzione, clinicamente rilevante, della biodisponibilità degli ormoni tiroidei sia di origine endogena che esogena. Va sottolineato, peraltro, che l'ipotiroidismo è una delle possibili cause di obesità, e ciò in alcuni casi può aver giocato un ruolo confondente.
Topiramato, miopia e glaucoma
La FDA e la ditta produttrice hanno rinforzato le avvertenze e le precauzioni d'uso del topiramato, farmaco in commercio dal 1999 per il trattamento dell'epilessia. L'analisi di dati postmarketing su circa 800.000 pazienti ha rilevato 23 casi di miopia acuta e di glaucoma ad angolo chiuso. I primi sintomi, calo della acuità visiva e dolore oculare, iniziano entro il primo mese di terapia, la pronta sospensione del farmaco porta ad una regressione degli stessi. Si raccomanda quindi di avvisare il paziente in trattamento con topiramato di riferire immediatamente l'eventuale insorgenza di sintomi oculari.
Atorvastatina e neuropatia ottica ischemica
Nella banca dati dell'OMS sono riportati 4 casi di neuropatia ottica ischemica associati all'uso di atorvastatina, questa associazione non è segnalata in letteratura. Fino ad ora è stato segnalato solo l'offuscamento della visione a carico della lovastatina. Sperimentalmente animali trattati con alte dosi di statine hanno sviluppato
una degenerazione dose-dipendente
del nervo ottico. Si consiglia stretta
sorveglianza.
Infliximab e insufficienza cardiaca congestizia
L'infliximab è da poco commercializzato in Italia per il trattamento dell'artrite reumatoide, resistente alla terapia con methotrexate, e del morbo di Crohn. L'EMEA dopo uno studio condotto su pazienti affetti da insufficienza cardiaca congestizia ha stabilito che a causa di un aumento della mortalità il trattamento con infliximab non è indicato nei pazienti affetti da questa patologia. Per i pazienti già in trattamento il medico deve prendere in considerazione l'interruzione dell'infliximab.
Latanoprost e angina
Un case report pubblicato su Lancet riporta un caso di esarcebazione dell'angina in corso di trattamento con latanoprost in un paziente di 73 anni affetto da glaucoma ed in terapia per malattia vascolare periferica e cardiopatia ischemica con nitroglicerina, amlodipina e clopidogrel. L'angina si presentava dopo 45-60 minuti dall'instillazione delle gocce di latanoprost 0.005%. La sospensione del latanoprost portò al miglioramento del'angina. Dopo alcuni giorni la risomministrazione portò alla
ricomparsa del dolore anginoso
entro un'ora. Il latanoprost fu quindi sostituito con dorzolamide senza
peggioramenti dell'angina.
Antipsicotici atipici e diabete
L'utilizzo degli antipsicotici atipici (clozapina, olanzapina, quetiapina e risperidone) è in continuo aumento soprattutto per la maggiore efficacia nel controllo dei sintomi negativi della schizofrenia. Un dato interessante che si ricava dalla recente letteratura, messo in evidenza anche dal Canadian Adverse Drug Reaction Newsletters, è la comparsa di alterazioni del metabolismo glucidico correlate all'utilizzo di tali farmaci. Dal 1994 ad oggi sono stati pubblicati 29 casi riguardanti la clozapina, 26 l'olanzapina, e 2 casi sia la quetiapina che il risperidone. Il bollettino canadese riporta inoltre le proprie segnalazioni:37 report di alterazioni del metabolismo glucidico iperglicemia fino al giugno 2001 (35 casi di iperglicemia, in 4 dei quali veniva riferito un diabete pre-esistente, e 2 casi di ipoglicemia). Di questi, 17 si sono manifestati entro i primi 5 mesi di terapia (analogamente ai casi riportati in letteratura). A conferma di questi segnali vi è anche uno studio del 1999 (Clin Psychiatr News 1999;27:20) in cui si rileva una possibile associazione tra il diabete di tipo II e questi antipsicotici. Specificatamente viene riportata diagnosi di diabete nel 15. 5% dei pazienti in trattamento con clozapina, nell'11% con olanzapina e nel 6% con risperidone. Si pone l'accento sul fatto che i pazienti schizofrenici sono predisposti all'insorgenza di diabete mellito, sia per la ridotta attività fisica, che per la co-morbilità. Altro fattore chiave nello sviluppo del diabete è l'obesità; e come è noto la maggior parte degli antipsicotici comporta un aumento del peso corporeo.
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Piastrinopenia da rofecoxib |
Donna di 74 anni nell'agosto del 2000 presenta riacutizzazione sintomatologica d'artrosi, con localizzazione cervicale ed alle mani, bilateralmente. Contemporaneamente riferiva disuria, minzione impellente e pollachiuria. Lo stick urine documentava leucocituria e presenza di nitriti, indicativi di I. V. U. A seguito di quanto rilevato la paziente veniva messa in terapia con lomefloxacina (Maxaquin) 400 mg/die per cinque giorni e rofecoxib (Vioxx) 200 mg/die. Dopo sette giorni, in data 14 agosto, la signora veniva ricoverata nel Reparto di Ematologia dell'Ospedale di Bolzano, per la comparsa di diffuse petecchie cutanee e mucose, ematoma con sanguinamento a livello della mucosa labiale inferiore e grave piastrinopenia: 2.000/mm3. All'anamnesi la paziente risulta da lungo tempo unicamente in terapia antipertensiva con atenololo+clortalidone (Tenolone) 1/2 cps/die. Sospettando la natura iatrogena della piastrinopenia, sospesa la terapia antiartrosica in corso, veniva instaurato trattamento con carico di immunoglobuline per via endovenosa (60 gr/die per due giorni) e steroidi (Deltacortene) 100 mg/die. Il umero delle piastrine saliva prontamente a 20.000/mm3 (15/08). I successivi follow up eseguiti mostravano valori normali di piastrine: 140.000/mm3 (19/08); 283.000/mm3 (25/08); 171.000/mm3 (22/09). Il 28/09 le piastrine erano 178.000/mm3. Il 16 ottobre la paziente, dopo aver concordato il controllo ematologico, assumeva uovamente il rofecoxib. Dopo 4 giorni, il 20/10 le piastrine calavano a 82.000/mm3. Il farmaco introdotto veniva prontamente sospeso e tre giorni dopo il umero delle piastrine saliva a 141. 000/mm3. I successivi controlli non hanno più evidenziato valori così discostanti dalla norma: 181.000/mm3 il 09/11; 164.000/mm3 il 15/12; 213.000/mm3 il 01/02/2001. L'andamento complessivo delle piastrine viene riportato nella Figura 1.
COMMENTO
La piastrinopenia indotta da farmaci non è un fatto inusuale. In letteratura l'elenco dei farmaci he la possono indurre comprende praticamente l'intera farmacopea, anche se in alcune categorie di farmaci la comparsa di piastrinopenia è abbastanza frequente (imunosoppressori, eparina, ticlopidina, sulfamidici ecc). Il caso riportato rappresenta, attualmente, la prima segnalazione di piastrinopenia indotta da rofecoxib.
I meccanismi con cui i farmaci provocano trombocitopenia possono essere molteplici:per i farmaci citotossici è semplice spiegare la trombocitopenia con la tossicità diretta sui megacariociti a livello midollare; per gli altri tipi di farmaci la piastrinopenia è soprattutto di tipo autoimmune. Le piastrine spesso sono le vittime innocenti della reazione tra farmaco e anticorpo. E'stato dimostrato più di un meccanismo attraverso cui si esplica il processo autoimmune, talvolta esso non è innescato dal farmaco incriminato, ma da uno dei suoi metaboliti (Curr Opin Hematol 2001;8:294). Per tale motivo le reazioni in vitro tra farmaco e piastrine non sempre dimostrano la presenza di anticorpi diretti contro il farmaco. Alcuni soggetti presentano caratteristiche genetiche tali da produrre anticorpi nei confronti di farmaci o dei loro metaboliti. Ciò, tuttavia, non è sufficiente a provocare la piastrinopenia, he si verifica solo quando sono coinvolte alcune glicoproteine (GP) che ricoprono abbondantemente la superficie delle piastrine. Non tutte le singole GP interagiscono con il farmaco o con un suo metabolita:più frequentemente interessati sono i complessi formati dalle GP IIb/III e GP Ib/IX/V, anche se tutte le GP, in teoria, possono essere coinvolte. Il complesso formato dal farmaco e dalle GP determina la comparsa di nuovi epitopi sulle piastrine, ai quali aderiscono gli anticorpi he precedentemente si sono formati dalla interazione tra sostanza esogena e linfociti. Il complesso farmaco (metabolita)+piastrina+anticorpo viene sequestrato dal reticolo endoteliale determinando così la piastrinopenia (Blood 2001; 97:3846).
Talvolta, quando il paziente è sottoposto contemporaneamente a multi-terapia, si possono creare meccanismi antigenici in cui più farmaci fungono da antigene. Anche se inizialmente il meccanismo che innesca la reazione autoimmune può essere causato dalla combinazione di due o più farmaci, la ricomparsa della trombocitopenia può essere indotta dalla reintroduzione di ciascun farmaco, anche se somministrato da solo. La gravità della reazione anticorpi-farmaco-piastrine può variare notevolmente andando dalla semplice riduzione della conta piastrinica, in cui è sufficiente sospendere il farmaco per normalizzare il numero delle piastrine, alla grave piastrinopenia con sanguinamenti in cui è necessario il trattamento con steroidi e/o Ig ad alte dosi per ev, fino ad arrivare alle forme di porpora trombotica trombocitopenica in cui il coinvolgimento dei piccoli vasi determina un quadro drammatico he porta rapidamente a morte se non si sottopone il paziente a multiple plasmaferesi. Il caso descritto dalle colleghe di Trento, per altro ben condotto dal punto di vista metodologico con il re hallenge del farmaco sospettato, lascia solo il dubbio he anche la lomefloxacina, visto il concomitante uso con il rofecoxib, possa essere coinvolta nell'induzione della piastrinopenia; sarà quindi opportuno monitorare strettamente le piastrine qualora si renda necessario l'utilizzo della lomefloxacina o di un altro fluorochinolone (descritte reazioni rociate nei fluorochinoloni).
A questo punto il lettore potrebbe porsi un'ultima domanda: si può utilizzare un FANS diverso in una paziente come quella riportata nel case report? La risposta non è scontata, in quanto, pur non essendo descritte reazioni crociate di tipo autoimmune tra i diversi tipi di FANS (molti FANS appartengono a famiglie di farmaci himicamente molto diverse tra loro), il meccanismo d'azione è molto simile per tutti FANS con il coinvolgimento anche della ciclossigenasi piastrinica (fatta eccezione per gli inibitori selettivi delle COX-2).
Sebbene in letteratura vengano descritte persone he manifestano effetti "allergici" immuno-mediati (p. es. rush cutanei) ad un FANS, ma non ad un altro successivamente utilizzato, nel caso che l'evento avverso sia una piastrinopenia come quella sopra descritta ritengo che, prudenzialmente, l'uso di altri FANS debba essere limitato e, quando attuato, debba essere associato ad uno stretto monitoraggio delle piastrine.
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Redazione di Focus |
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| Direttore responsabile: | G. P. Velo1 |
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1Servizio Farmacologia Medica, Azienda Ospedaliera e Università di Verona; 2Farmacisti ULSS od ospedalieri del Veneto, Trentino e Lombardia; 3Medici Ospedalieri; 4Medici di Medicina Generale; 5Assessorato alla Sanità, Regione Veneto; 6Centro Regionale di Valutazione e Informazione sui Farmaci (CReVIF), Dipartimento Farmacologia, Università di Bologna |
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