(Marianna Alacqua Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia dell’Università di Messina)
Titolo del trial:
Effetti della L-amfetamina solfato sulle funzioni cognitive in pazienti con sclerosi multipla: risultati di un trial randomizzato controllato
Titolo originale: The effects of L-amphetamine sulfate on cognition in MS patients: results of a randomized controlled trial
Autori: Morrow SA et al
Rivista: J Neurol 2009; 256: 1095-102.
Sponsor: Cognition Pharmaceuticals LLC
La Sclerosi Multipla (SM) rappresenta una patologia demielinizzante a patogenesi immuno-mediata che molto spesso si presenta a decorso recidivante con effetti neurologici eterogenei. Ben il 40–65% dei pazienti con SM presenta disfunzioni cognitive sia nella rapidità di elaborazione che di memoria. Benché esistano delle terapie che riducono il tasso di riacutizzazioni e la formazione di lesioni, nulla è invece disponibile per la gestione del deterioramento cognitivo.
L’isomero D dell’anfetamina ha una funzione psicostimolante che viene utilizzata per sopprimere l’appetito e nel trattamento dell’ADHD. Il suo meccanismo d’azione è rappresentato prevalentemente dalla stimolazione del rilascio di dopamina e l’inibizione del reuptake dopaminergico.
Tuttavia, l’utilizzo di tale molecola è limitato da effetti avversi come iperattività, agitazione e psicosi, determinati dall’aumento della dopamina nelle aree sottocorticali come il nucleo accumbens. Invece l’isomero L è considerato meno abile nel potenziare la trasmissione dopaminergica ma comunque capace di aumentare i livelli di norepinefrina (NE) nell’ippocampo e nella corteccia.
Un recente studio pilota che ha coinvolto pazienti con SM affetti da deterioramento cognitivo ha mostrato un miglioramento della performance ai test di valutazione dopo una singola dose di 45 mg di L-amfetamina.
Il presente studio è stato pertanto realizzato al fine di replicare questi risultati in una popolazione più ampia ed utilizzando un disegno di studio randomizzato controllato con placebo.
A tal fine sono stati arruolati 151 pazienti con SM con deterioramento cognitivo che non avevano avuto ricadute da 90 giorni e con test EDSS (scala di disabilità) ≤6,5 e non affetti da altre patologie mediche o psichiatriche che potessero causare effetti psicologici.
Tali pazienti sono stati randomizzati al trattamento con 30 mg di L-amfetamina solfato o placebo per 29 giorni. Sono stati esclusi i pazienti con storia di patologie cardiache, ipertensione non controllata o alterazioni elettrocardiografiche. L’outcome primario è stato valutato attraverso la Subject Global Assessment of Change and Symbol Digit Modalities Test (SDMT). Gli outcome secondari erano rappresentati dalle scale di valutazione della California Verbal Learning Test (CVLT2), Brief Visual Memory Test-Revised (BVMTR) e Paced Auditory Serial Addition Test (PASAT).
Risultati
Al termine dell’arruolamento sono stati reclutati 136 pazienti. Al momento dell’arruolamento non erano presenti differenze né demografiche né ai test neuropsicologici. Dopo il trattamento, contrariamente a quanto ipotizzato, non sono state riscontrate differenze statisticamente significative nella scala SDMT (p=0,506) che rappresentava l’outcome primario.
Al contrario, nella valutazione degli outcome secondari, sono state osservate differenze statisticamente significative in favore del gruppo attivo sia nella scala di valutazione BVMTR-TL (p=0,041) che nella scala BVMTR-DR (p<0,01).
Eventi avversi
Non si sono manifestate reazioni avverse gravi durante il follow-up.
In totale, il 71,3% dei pazienti con trattamento ed il 58,1% dei controlli ha riportato almeno un evento avverso.
Cinque pazienti (4 nel gruppo con L-amfetamina ed 1 con placebo) hanno dovuto interrompere il trattamento a causa dell’insorgenza di eventi avversi (insonnia [1], ansia [1], irritabilità [1], rash [1] e infezione urinaria [1]). Un paziente per entrambi i gruppi ha interrotto il trattamento a causa di un rialzo della pressione o della frequenza.
Altri eventi avversi che non hanno portato ad interruzione includevano: anemia da deficit di ferro (con trattamento 0,9% vs placebo 0%), ipoacusia (con trattamento 0,9% vs placebo 0%), tinnito (con trattamento 0,9% vs placebo 0%), vertigini (con trattamento 0,9% vs placebo 0%), effetti gastrointestinali (con trattamento 12% vs placebo 9,3%), disturbi visivi (con trattamento 8,3% vs placebo 0%), stanchezza (con trattamento 9,3% vs placebo 4,7%), sensazioni soggettive psichiatriche/comportamentali (con trattamento 9,3% vs placebo 7%).